Altro che influenza suina: la vera epidemia dei nostri giorni sono le malattie cardiovascolari
Dopo sei anni di attività, il progetto Cardiolab ha presentato i risultati di uno studio epidemiologico effettuato su oltre 36.000 persone, con lo scopo di determinare il rischio cardio-cerebrovascolare globale nella popolazione italiana. I dati raccolti hanno dimostrato che più della metà degli italiani (il 56,3%) presenta un rischio cardio-cerebrovascolare medio-alto.
I meriti del progetto
«Al di là dei dati raccolti, Cardiolab è importante per almeno tre motivi - spiega la dott.ssa Lidia Rota Vender, Presidente di ALT Onlus. - In primo luogo ha il merito di portare la prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle piazze, raggiungendo la gente in spazi familiari.
In secondo luogo, si è riusciti a instaurare una forte collaborazione con i medici di famiglia, che si avvicinano al tema della prevenzione».
Molti specialisti, infatti, si preoccupano della cura delle malattie, ma si impegnano poco nella promozione di uno stile di vita sano, che permetta di ridurre la probabilità di incorrere in un incidente cardiovascolare.
«Infine - continua la dott.ssa Rota Vender - vedere l'interesse delle persone dà sempre molta soddisfazione a chi fa della prevenzione la propria "missione". Ecco perché nel progetto Cardiolab c'è stata fin dall'inizio la presenza attiva di associazioni come ALT Onlus, che nascono proprio con l'obiettivo di diffondere informazione».
Che cosa si può fare?
«E' importante valutare il rischio cardiovascolare globale - sottolinea il prof. Giuseppe Mancia, Direttore della Clinica Medica e del Dipartimento di Medicina Clinica dell'Università Milano Bicocca - perché l'interazione tra i differenti fattori di rischio moltiplica la probabilità di incorrere in eventi cardiovascolari nei dieci anni successivi allo screening. Spesso, invece, questa pericolosa correlazione non viene tenuta sufficientemente in considerazione».
Le regole sono ormai note: migliorare lo stile di vita ed incrementare l'informazione. Dall'analisi dei dati, infatti, emerge che il 20% delle persone non sapeva di soffre di ipertensione o di altre patologie.
«E' fondamentale far conoscere i nemici da combattere - aggiunge la dott.ssa Rota Vender - senza temere di essere ripetitivi. Ognuno deve capire che è l'arbitro della propria vita e deve agire in prima persona soprattutto per aggiungere "qualità" alla vita, e non solo quantità».
I dati
Gli italiani sembrano aver perso il cosiddetto "vantaggio mediterraneo" rispetto agli altri Paesi occidentali. In base all'indice di massa corporea BMI, infatti, è risultato che:
- il 44,4% della popolazione è sovrappeso;
- il 21,4% è obeso;
- il 11,5% soffre di iperglicemia;
- il 9,3% soffre di diabete (più della metà ne era all'oscuro);
- il 36,1% è affetto da ipercolesterolemia (40,8% al nord, 26% al sud - nuovi casi accertati: 26,3%);
- il 42,3% è iperteso (il 19,8% lo ha scoperto dalle analisi Cardiolab).
In conclusione
Osservando questi dati è chiaro che la corretta informazione si trova alla base di qualunque forma di prevenzione dei disturbi cardiovascolari. Essere "normali" oggi significa essere obesi o in sovrappeso (il 65,8% della popolazione indagata ha, infatti, un peso elevato). I giovani e le donne, ormai, copiano sempre più quei vizi che un tempo erano prettamente maschili (come fumo e abuso di bevande alcooliche).
La prevenzione è un'arma a disposizione di tutti, non solo di chi ha un rischio elevato di incorrere in una malattia cardiovascolare. Guardiamoci allo specchio e iniziamo fin da subito a volerci più bene.