UN DOCUMENTO EUROPEO:
COME PREVENIRE L'INFARTO CARDIACO E L'ICTUS CEREBRALE
Già nel 2007 la "Carta Europea per la Salute del Cuore" indicava le malattie cardiovascolari come causa della metà di tutti i decessi e dei 2/3 dei casi di invalidità. Infarto cardiaco, Ictus cerebrale, Arteriopatie periferiche, Trombosi ed Embolie in varie sedi sono, quindi, i maggiori killer nella nostra realtà sociale, ma contro di essi non facciamo abbastanza, se pensiamo che sono prevenibili almeno nel 50% dei casi. I principali fattori di rischio (pressione alta, fumo, colesterolo, obesità, diabete) possono, infatti, essere neutralizzati con successo mediante la modifica della dieta, di alcune cattive abitudini e in genere dello "stile di vita", prima ancora che mediante farmaci, pur preziosi in molti casi.
Recentemente a Bruxelles EHN ha presentato agli operatori del settore e alla Commissaria Europea per la Salute Androulla Vassiliou un'importante documento sullo stato della prevenzione delle malattie cardiovascolari nei vari Paesi Europei. Per l'Italia hanno collaborato alla stesura del documento ALT e Fondazione Italiana per il Cuore (FIpC), coordinatori del progetto Europan Heart Health Strategy.
Malattie Cardiovascolari nell'Unione Europea
Le malattie cardiovascolari si sono modicamente ridotte negli uomini, mentre sono aumentate nelle donne. Soprattutto non c'è stata una diminuzione del loro "peso" umano e sociale: né una riduzione dell'invalidità che esse provocano, né un miglioramento della qualità della vita. Occorre quindi continuare la battaglia della prevenzione, prendendo atto di alcune esperienze emblematiche verificatesi nelle varie realtà europee.
Attualmente, ad esempio, si ammalano di più e più gravemente uomini e donne sotto i 65 anni in Ungheria, Slovacchia, Estonia, piuttosto che in Francia, Italia, Slovenia. Le Nazioni dell'Est europeo, insieme a Russia ed Ucraina che sono fuori dall'Unione, sono tra le più penalizzate, anche per quanto riguarda l'incidenza del tabagismo e di stress ambientali, sociali e lavorativi.
Il caso della Finlandia
Trent'anni fa la Finlandia aveva un triste primato: la più alta frequenza di malattie cardiovascolari, con una mortalità annuale di ben 450 casi per 100.000 abitanti, contro i 120-180 della Francia e dell'Italia. Dopo un esperimento pilota regionale in Carelia, nel 1978 fu lanciato il piano nazionale finlandese di prevenzione, basato soprattutto sull'educazione sanitaria. I finnici impararono a ridurre il burro a favore degli oli vegetali e a limitare il consumo di sale. Ne risultò un forte e persistente calo dei livelli di colesterolo e di pressione arteriosa. Di conseguenza le malattie cardiovascolari in Finlandia si ridussero del 50-70% raggiungendo la quota di meno di 250 casi annuali per 100.000 persone nel 2004. Minore successo ebbero, invece, gli incentivi all'esercizio fisico, la dissuasione dall'uso di alcoolici e la limitazione del fumo, specie nelle donne. Nonostante quindi non sia stato possibile evitare un aumento dell'obesità e del diabete, gli ottimi risultati ottenuti in Finlandia rimangono comunque un paradigma di quanto si possa ottenere con l'educazione sanitaria, grazie all'intervento del Governo.
La posizione dell'Italia
Il nostro Paese è fortunatamente tra quelli a più basso indice di mortalità cardiovascolare: vengono indicati valori di 150-180 casi di morte all'anno per 100.000 abitanti. Le nostre abitudini alimentari, la famosa "dieta mediterranea", hanno un'evidente azione protettiva se ci paragoniamo con Germania, Inghilterra, Scozia ed Europa dell'Est.
La legislazione anti-fumo introdotta nel gennaio 2005 è stata seguita, secondo una ricerca italiana (Cesaroni G. e Coll. Circulation 2008), da una riduzione dell'11% degli Infarti cardiaci durante lo stesso anno. Tuttavia persiste una crescente tendenza al tabagismo nelle donne, un'avversione all'esercizio fisico e allo sport, in particolare nei giovani, e un aumento del consumo di alcoolici. Esplode quindi anche in Italia il problema dell'obesità e del diabete e le relativa conseguenze sulle malattie cardiovascolari.
Anche se i tassi di mortalità possono apparire "accettabili", non bisogna dimenticare il peso umano e sociale dell'invalidità, il cosiddetto "carico della malattia", anche psicologico, per decidere di potenziare ulteriormente la prevenzione e l'educazione sanitaria. L'esempio della Finlandia dimostra che "la missione è possibile", specie se teniamo presente che l'obiettivo di migliorare la qualità della vita è un valore in sé, che va ben oltre ogni considerazione economica.
Sergio Coccheri
Vice Presidente di ALT
Professore di Malattie Cardiovascolari, Università di Bologna