L'infarto miocardico rappresenta la più nota e frequente espressione clinica delle malattie cardiache: sono circa 200.000 i nuovi casi che si verificano in Italia, dove ci sono più di un milione e mezzo di infartuati.
Al triste primato tra le più importanti cause di mortalità nei Paesi Occidentali, fa tuttavia da contrappunto il significativo calo della pericolosità di questa malattia, dovuto al continuo miglioramento sia delle capacità diagnostiche e terapeutiche, sia delle tecniche di terapia chirurgica.
L'infarto del miocardio si verifica quando l'irrorazione del muscolo cardiaco diminuisce o viene meno in seguito all'occlusione di una o più arterie coronariche. Le cellule muscolari, private del sangue e quindi dell'ossigeno e di altre sostanze di nutrimento, cominciano a morire.
La principale causa dell'infarto è l'ostruzione di un'arteria coronarica dovuta alla formazione di un trombo. Il trombo può portare anche solo ad un restringimento o contrazione temporanea dell'arteria (trombosi coronarica). Invece un'ostruzione completa del vaso, di durata superiore ai 20-30 minuti, provoca l'infarto.
La gravità delle conseguenze dell'infarto dipende dall'ampiezza della zona del cuore colpita e dalla profondità della lesione. Se l'infarto interessa solo una zona limitata del muscolo cardiaco e dura meno di un'ora, generalmente le conseguenze non sono gravi: grazie ad una terapia adeguata, il cuore potrà riprendere la propria funzionalità, con strascichi trascurabili. Se la lesione del muscolo cardiaco è molto estesa, l'infarto può provocare la morte o invalidità permanenti di grado variabile.