La cura

L'obiettivo della terapia dell'infarto è quello di ripristinare il più rapidamente possibile l'afflusso di sangue al tessuto miocardico e circoscrivere così l'area colpita.

Alcuni anni fa la terapia consisteva essenzialmente nell'alleviare il dolore, nella somministrazione di farmaci regolatori del ritmo cardiaco e, se necessario, nella rianimazione cardiaca tramite stimolazioni elettriche (defibrillazione) o chimiche.
Oggi i medici hanno a disposizione nuovi ed efficaci farmaci, i trombolitici, e altre tecniche, come l'angioplastica o il bypass, per riaprire l'arteria coronarica ostruita.

I trombolitici, sperimentali all'inizio degli anni Ottanta e ora entrati nella normale terapia dell'infarto, sono in grado di sciogliere il trombo che causa l'occlusione delle coronarie. La loro efficacia dipende dalla tempestività della somministrazione: per limitare significativamente il rischio di lesioni muscolari gravi, devono essere somministrati non oltre sei ore dall'infarto, anche se i risultati migliori si hanno se si interviene entro un'ora. Agendo in questi tempi, nella maggioranza dei casi si può evitare l'intervento chirurgico, riducendo sensibilmente la mortalità, così come le conseguenze negative per i pazienti colpiti da infarto.

L'angioplastica è una tecnica che consiste nell'inserimento nell'arteria ostruita di un catetere (un minuscolo tubo) munito di palloncino. Il palloncino viene condotto fino al punto di occlusione del vaso e quindi gonfiato e sgonfiato più volte per schiacciare il coagulo di sangue e riaprire l'arteria; quindi si sgonfia il palloncino e si ritira il catetere. Si tratta di un intervento abbastanza semplice, effettuato in anestesia locale e che può essere ripetuto anche dopo pochi mesi. Nei pazienti infartuati l'angioplastica deve essere effettuata rapidamente, entro quattro o cinque ore dall'inizio della crisi.

Il by pass è una sorta di ponte utilizzato per far circolare il sangue evitando la zona dove il passaggio è ostruito. Si tratta di un'operazione chirurgica a cuore aperto da svolgere in anestesia totale e che comporta una degenza ospedaliera di una settimana. Il chirurgo preleva un segmento di arteria toracica o di un altro vaso e lo collega da un lato alla coronaria a monte della zona ostruita e dall'altro all'aorta: si crea così un raccordo che consente il flusso del sangue, evitando l'occlusione. Recentemente è stata messa a punto in California una nuova tecnica, che, grazie ad una telecamera in miniatura, permette di eseguire un bypass attraverso un'incisione di soli cinque centimetri tra le costole e l'apertura altri 3 piccoli fori per introdurre gli strumenti. In questo modo la degenza viene ridotta a soli tre giorni e si eliminano gli inevitabili strascichi (anche estetici) che un intervento a cuore aperto lascia.

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