Negli individui che soffrono di ipertensione, la pressione con cui il sangue circola nelle arterie è sempre superiore ai valori considerati normali (massima maggiore di 140; minima maggiore di 85-90). È sufficiente che uno solo dei due valori sia superiore alla norma perché si possa parlare di ipertensione.
L'ipertensione non è una malattia in senso stretto: la situazione dell'iperteso può essere paragonata a quella di una gomma di automobile che, invece di essere gonfiata ad una pressione di 2 atmosfere, è gonfiata a 4 atmosfere, con maggiori rischi di deterioramento.
L'ipertensione è un fattore di rischio per molte malattie: l'ictus, la cardiopatia ischemica nelle sue varie forme (principalmente infarto e morte improvvisa), lo scompenso cardiaco (per il quale l'ipertensione è un rilevantissimo fattore di rischio), la patologia vascolare in generale (per esempio l'arteriopatia periferica) e l'insufficienza renale (gli ipertesi hanno più probabilità di andare incontro, negli anni, ad insufficienza renale che non i normotesi).
Più elevati sono i livelli di pressione arteriosa, più alto è il rischio di sviluppare le malattie appena citate, indipendentemente dal sesso e dall'età del soggetto.
Inoltre, il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, sia in termini di tempo che di probabilità, è legato alla presenza di uno o più fattori di rischio oltre alla pressione alta.
Alcuni cenni statistici
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l'ipertensione rappresenta la terza causa di morte al mondo, dopo malnutrizione e fumo: circa 1 miliardo di persone soffre di pressione alta e 5 milioni di queste muoiono ogni anno.
In Italia essa colpisce 14 milioni di persone uccidendone 150 mila.