Prevenzione

Ogni bambino nato nel nuovo millennio ha il diritto di vivere almeno fino a 65 anni senza soffrire di malattie cardiovascolari evitabili.

Dichiarazione di San Valentino

Bruxelles 14 febbraio 2000

ALIMENTAZIONE

LE BASI LA DIETA MEDITERRANEA DECALOGO E' VERO CHE..?

 

Numerosi indagini scientifiche e ricerche epidemiologiche internazionali hanno dimostrato che una corretta alimentazione è il primo passo per la prevenzione e la cura delle malattie cardiovascolari da Trombosi. Ciò non significa "mettersi a dieta". La parola "dieta" ha assunto il significato di un programma alimentare a basso contenuto calorico da seguire per un tempo limitato e da interrompere una volta ottenuto il peso corporeo desiderato. Invece modificare positivamente le proprie abitudini alimentari vuol dire imparare a mangiare sano: questo si coniuga perfettamente con mangiare bene, anzi meglio. Un'alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di grassi si è dimostrata fondamentale nell'eliminazione di importanti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, come gli alti livelli di colesterolo.
Il miglioramento della situazione economica e la conseguente maggiore disponibilità di cibi, hanno modificato le nostre abitudini alimentari, tendendo a sbilanciare la nostra dieta verso un eccesso di consumi. In sostanza molti di noi mangiano più del necessario, per gola o per ignoranza, e a tavola compiono errori che a lungo andare penalizzano la salute.
Per un buon funzionamento, il nostro organismo deve ricevere ogni giorno una corretta quantità di energie e di principi nutritivi essenziali. Le calorie, unità di misura dell'energia, sono contenute in quantità variabili, in tutti i cibi. La sorgente dietetica delle calorie è data da grassi, carboidrati (amidi e zuccheri) e proteine. I grassi sono due volte più ricchi in calorie di carboidrati e proteine.
Perché il corpo assuma le calorie dagli alimenti, essi devono essere ridotti nei componenti essenziali mediante il processo digestivo. Questi componenti vengono in seguito assorbiti nel circolo sanguigno per essere distribuiti in tutto il corpo. La digestione richiede energia, e la quantità di energia richiesta per la riduzione di ogni singolo alimento nei suoi componenti viene indicata come "effetto termico". I grassi alimentari hanno effetto termico molto basso e solitamente vengono direttamente immagazzinati come grasso corporeo. La resa energetica dei grassi è dunque superiore a quella di carboidrati e proteine.


Conoscere i grassi
I grassi sono essenziali per il nostro organismo e diventano nocivi solo quando sono assunti in eccesso. Essi hanno il compito di trasportare le vitamine essenziali quali: A, D, E e K. Inoltre svolgono un ruolo essenziale nella produzione e deposito di ormoni, come gli estrogeni. È ormai riconosciuto che, in una sana alimentazione, l'apporto calorico proveniente da grassi non deve essere maggiore di un terzo del totale.


Dove si trovano i grassi nocivi?
I grassi più pericolosi si chiamano TRANS e si trovano, spesso ben camuffati, in alimenti quali: dolci, pane, crackers, margarina, patate fritte, prodotti da forno, prodotti di origine animale e salse.


Conoscere i carboidrati
I carboidrati sono composti che il corpo scompone in glucosio, uno zucchero che le cellule possono utilizzare per produrre energia. I carboidrati possono essere semplici o complessi, in relazione alla facilità con cui vengono scomposti in glucosio. Il glucosio è l’unica fonte di energia preferita dal cervello, dal sistema nervoso, dalla placenta e dal feto.
Lo zucchero è un esempio di carboidrato semplice, che, in caso di eccesso di calorie, può essere facilmente convertito in grassi. I carboidrati complessi sono invece contenuti nelle patate e in tutti i cereali. Questi cibi, insieme a frutta e vegetali, dovrebbero essere la base di una corretta alimentazione. In un’alimentazione sana i carboidrati devono rappresentare il 45-65% delle calorie totali giornaliere.


Dove si trovano i carboidrati?
Nel pane, pasta, riso e zuccheri.
Fonti naturali di carboidrati sono frutta (fruttosio), latticini (lattosio), verdura, tutti i cibi ricchi di amidi (riso e farine), sciroppi, bibite e dolci (sotto forma di zuccheri).


Conoscere le proteine
Le proteine sono essenziali per la formazione dei muscoli, ovvero i bruciatori di calorie più efficienti del corpo. È bene assicurarsi che la dieta contenga quantità sufficienti di proteine. Chi è affetto da una malattia per un’infezione o ha subìto un intervento chirurgico ha bisogno di maggiori quantità di proteine: guarire o riparare gli organi e i tessuti del corpo è assai costoso in termini di proteine. Per esempio, dopo un intervento di rimozione dell’appendice il fabbisogno di proteine aumenta di cinque volte  e in corso di infezione (sepsi) si arriva a venti volte.


Dove si trovano le proteine?
Nella carne, nel pesce, nei legumi, nei prodotti caseari e, in minor quantità, nei cereali. Però, dato che i cibi ricchi di proteine sono spesso anche ricchi di grassi, diventa importante trovare alternative a basso contenuto di grassi (ad esempio i legumi).
 

 

La "Seven Country Studies", ha effettuato una ricerca su 10.000 uomini tra i 40 e i 59 anni, metà abitanti nelle aree mediterranee e gli altri in quelle non mediterranee, con abitudini alimentari diverse e dei quali il 62% a rischio. Dopo quindici anni di studio la ricerca ha evidenziato un tasso di mortalità molto più ridotto per i soggetti delle aree mediterranee (49, 96% contro il 76,92%), dovuta soprattutto alla minore incidenza di morte per cardiopatie coronariche.
Risultati analoghi sono stati ottenuti da uno studio francese su pazienti già colpiti da infarto. In quattro anni di sperimentazione, tra i pazienti che seguivano la dieta mediterranea si sono verificati meno casi di infarto (1,24% all'anno contro il 4,07%) e meno problemi cardiaci in generale: solo in 9,6% di essi ha avuto necessità di un ricovero ospedaliero, contro il 18,7% del gruppo di pazienti che non seguivano una dieta mediterranea. È dunque stato dimostrato come la dieta mediterranea contribuisce anche a evitare un secondo evento cardiovascolare in soggetti già colpiti da un primo evento.


Ma in che cosa consiste oggi la dieta mediterranea?
Il modello alimentare cui si ispira è quello seguito negli anni Sessanta nei paesi del Sud Italia quando, superate ataviche carenze proteiche e nutrizionali, non si era ancora affermato l'esempio imposto dalle regioni più ricche sia d'Italia che dell'Europa e del Nord America. Si tratta di quegli stessi paesi che oggi stanno prendendo a modello le ricette dell'antica tradizione mediterranea.


Quali sono gli alimenti protagonisti?
L’Olio extravergine di oliva: la sua peculiarità è dovuta al fatto che è ricco di grassi monoinsaturi che contribuiscono a ridurre il livello di colesterolo totale e il colesterolo LDL (il cosiddetto "colesterolo cattivo"). Inoltre nell'olio extravergine d'oliva sono presenti potenti sostanze antiossidanti che difendono il nostro corpo dall'azione negativa dei radicali liberi. Si consiglia pertanto l'uso in maniera quasi esclusiva dell'olio d'oliva come grasso di condimento e di cottura.


La pasta: per gli interessanti contributi metabolici e nutrizionali che fornisce, può essere considerata il supporto ideale sul quale modellare la dieta.
I cereali (frumento, orzo, farro, ecc.) e i prodotti derivati (pane e pasta, ecc.): presentano un alto contenuto di amido, che rappresenta un'ottima fonte di energia, priva di grassi. Inoltre apportano vitamine del gruppo B e una certa quota di proteine, considerate però di valore inferiore rispetto a quelle dei prodotti animali, in quanto carenti di alcuni amminoacidi essenziali. Per questo motivo i cereali possono utilmente essere associati ai legumi.


I legumi: forniscono buone quantità di proteine, oltre che di minerali, di vitamine del gruppo B e di fibre. Associando legumi e cerali si ottiene una miscela di proteine di buona qualità, paragonabile a quella dei cibi di origine animale: ecco perché i nutrizionisti consigliano vivamente certi piatti tipici della tradizione italiana come pasta e fagioli. I legumi sono anche efficaci nella prevenzione e nella terapia delle malattie cardiovascolari, in quanto svolgono un'azione ipolideminizzante (diminuzione del livello di trigliceridi) e ipocolesterolomizzante.


Gli ortaggi e la frutta: ricchi di fibre, minerali, vitamine e sostanze antiossidanti. Alla bassa densità calorica, uniscono un elevato potere saziante. In particolare, i vegetali di colore giallo-arancione (carote, zucca, arance, pesche) e quelli di colore verde scuro (spinaci, bietole, broccoli, cavoli) sono ricchi di vitamina A. I vantaggi della dieta mediterranea derivano in gran parte dall'alto consumo di ortaggi e frutta.
Il pesce: ricco di grassi polinsaturi e in particolare di omega-3, grassi di origine vegetale che si concentrano nella membrana delle cellule del cuore e del cervello, proteggendone e stimolandone il funzionamento. In particolare i grassi omega-3 difendono il cuore dalle aritmie, riducono il livello di trigliceridi nel sangue e aiutano a mantenere il sangue fluido, prevenendo così eventi di origine trombotica, come infarto o ictus. È consigliato consumare il pesce almeno due volte alla settimana.


Alimenti di origine animale: rientrano carni magre, come coniglio, pollo, tacchino, da preferire alle altre carni bovine, suine e ovine dato che contengono una quantità superiore di grassi saturi.


Erbe e spezie: sono gli ingredienti migliori per insaporire le pietanze senza aggiungere grassi e sale, ottenendo così piatti gustosi senza eccedere con i condimenti.


Ricorda: scegliere fin da piccoli un’alimentazione equilibrata, ricca di verdura, frutta e fibra (cereali integrali), povera di grassi animali (carne, latte, uova, formaggio e derivati) aiuta a non ingrassare e perdere peso più avanti con l’età. Da sola però non basta! Non dimenticare di svolgere attività fisica!

 

•    Più frutta e più verdura: almeno cinque porzioni al giorno   


•    Meno carni rosse e più carni bianche: pollo tacchino coniglio

 
•    Meno carne e più pesce: almeno tre porzioni  alla settimana di pesce azzurro 


•    Più legumi e cereali integrali: tre porzioni ogni settimana


•    Meno fritti più arrosto, al cartoccio, al vapore, alla griglia


•    Meno cibi elaborati e più prodotti naturali


•    Meno sale: massimo un cucchiaino da the al giorno tutto compreso 


•    Più acqua: almeno 2-3 litri di acqua al giorno 

 
•    Meno grassi cotti più olio extravergine d’oliva crudo: massimo due cucchiai al giorno 


•    Meno zuccheri raffinati più cibi ricchi di fibra
 

 

•    Un'alimentazione corretta deve essere basata su pochi alimenti semplici.
FALSO. Un'alimentazione equilibrata dovrebbe essere il più varia possibile. Nessun alimento infatti da solo fornisce tutti i principi nutritivi di cui l'organismo ha bisogno. In particolare l'alimentazione dei bambini deve essere il più varia possibile, per trarre il giusto apporto calorico da tutti i gruppi di alimenti.


•    Riso, pasta e cereali in generale vanno fortemente ridotti in una dieta equilibrata perché fanno ingrassare.
FALSO. I cereali sono responsabili del sovrappeso quando sono accompagnati da condimenti troppo ricchi di grassi. Contengono sali minerali (soprattutto il riso) e vitamine e, insieme a frutta e verdura, costituiscono degli ottimi sostituti dei cibi ad alto contenuto di grassi, che non dovrebbero mai superare circa il 30% dell'apporto calorico totale.


•    Per evitare il rischio di obesità e l'eccesso di colesterolo occorre eliminare l'apporto di grassi.
FALSO. Anche se il nostro corpo è in grado di produrre da solo il colesterolo necessario per il suo corretto funzionamento, ha comunque bisogno di trarre piccole quantità di grassi dagli alimenti. I grassi svolgono varie funzioni: aiutano a mantenere la temperatura corporea e l'equilibrio ormonale, favoriscono l'assorbimento delle vitamine A, D, E e K. I grassi vanno dunque somministrati con criterio, ma non eliminati completamente. Va data la precedenza ai grassi di origine vegetale (olio d'oliva) rispetto a quelli di origine animale (burro, strutto), evitando gli oli tropicali (olio di cocco e di palma), il burro di cacao e i grassi idrogenati, di cui molti dolci prodotti industrialmente sono ricchi, a causa del loro elevato contenuto di colesterolo.

ATTIVITA' FISICA

BENEFICI QUALE ATTIVITA' FISICA? CONSIGLI UTILI PER SAPERNE DI PIU'

 

La ragione più semplice per spiegare l'attuale necessità di fare sport per la nostra salute è che la quantità di attività fisica nella normale vita lavorativa si è grandemente ridotta. Questo è avvenuto sia per la diminuzione di persone dedite ad attività manuali, sia per l'impiego, anche in queste ultime, di macchine che hanno ridotto la necessità di usare la forza muscolare. Quindi con la necessaria gradualità, anche chi non è più giovanissimo, a patto che non abbia gravi problemi di salute, può e deve arrivare a praticare almeno due ore settimanali di attività fisica.

 

Perché praticare attività fisica?


•    Per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e osteoporosi


•    Per permette di tenere sotto controllo altri importanti fattori di rischio cardiovascolare, come la pressione alta, il livello di colesterolo, il sovrappeso


•    Per non mettere gravemente a repentaglio la propria salute. Svolgere un’attività fisica regolare, garantisce al nostro corpo di: 
migliorare la circolazione del sangue (polmoni, cuore e gli altri organi svolgono le loro funzioni in modo più efficiente)
migliorare la capacità dell'organismo di utilizzare l'ossigeno e fornire al corpo l'energia necessaria per uno stile di vita attivo
aiutare a controllare lo stress e l'ansia (l'esercizio fisico brucia i prodotti biochimici della risposta allo stress)
migliorare la qualità del sonno, che risulta più tranquillo e profondo
aiutare a regolare il peso se associato ad una dieta corretta e equilibrata
tonifica i muscoli e quindi migliora l'aspetto fisico.

Come emerso da alcune ricerche condotte in prevalenza su soggetti di sesso maschile, di età compresa fra i 40 e i 60 anni si è visto che praticare uno sport nel tempo libero riduce a meno della metà il numero di infarti e le morti per infarto. Inoltre uno studio dell'università dell'Oregon ha evidenziato che camminare a passo sostenuto tutti i giorni per almeno mezz'ora provoca un innalzamento del "colesterolo buono" (HDL). È interessante notare che il beneficio ottenuto in questi soggetti è in buona misura proporzionale alla quantità e alla continuità di tale abitudine. In altre parole, per ridurre il proprio rischio di infarto non basta aver fatto sport (magari anche di tipo agonistico) in passato, ma bisogna continuare a mantenersi in forma, praticando attività sportiva almeno due volte alla settimana.
 

 

Alcuni tipi di attività fisica migliorano le condizioni del cuore se svolte con una certa intensità, a ritmo sostenuto e in modo regolare.
In particolare, per migliorare le prestazioni del cuore e dei polmoni sono consigliabili le attività aerobiche, cioè quelle che vengono svolte in modo prolungato e continuo, consentendo una regolare respirazione, anche se più veloce e profonda, e un numero di battiti cardiaci più o meno costante durante tutto il periodo di attività, in particolare:
•    camminare velocemente
•    corsa
•    ciclismo
•    aerobica
•    pattinaggio
•    nuoto
Gli altri sport, come la pallavolo, il basket o il tennis, pur non essendo sport "aerobici" in senso stretto, sono comunque un'ottima scelta per chi desidera praticare un'attività fisica regolare e divertente.
Attività come il sollevamento pesi, che richiedono sforzi di massima intensità per un periodo molto breve, incrementano la forza muscolare, ma non hanno effetti positivi sulla funzionalità cardiaca.
Inoltre anche le attività fisiche non particolarmente intense, come passeggiare, fare giardinaggio o fare le scale, se praticate giornalmente, possono dare significativi benefici a lungo termine per il cuore.

 

Prima di cominciare...


•    Per avere successo è necessario scegliere un'attività fisica divertente e non noiosa: solo se si è soddisfatti dell'attività svolta si continua a praticarla nel tempo


•    Se si è stati inattivi per lungo tempo, è consigliabile incominciare con un'attività moderata, come camminare o nuotare a ritmo lento. Gradualmente, a mano a mano che il proprio corpo "entra in forma", è possibile aumentare l'intensità e la durata dell'attività fisica, fino a praticare sessioni di 30-60 minuti a ritmo sostenuto 3 o 4 volte alla settimana
•    Se si ha un'età superiore ai 50 anni, se si hanno problemi fisici (come ipertensione, disturbi cardiaci, diabete, un precedente evento di infarto) o se si avvertono dolori al petto o mancanza di respiro sotto sforzo, è consigliabile consultare il proprio medico prima di intraprendere qualunque attività fisica.
...una volta che si è cominciato
Ogni sessione di allenamento deve cominciare con una fase di riscaldamento, che consenta di aumentare la respirazione, la circolazione e la temperatura corporea. Il riscaldamento dovrebbe durare almeno 3-5 minuti, nei quali si può camminare a ritmo sostenuto o correre lentamente. Dopo il riscaldamento si può iniziare l'attività fisica vera e propria.
È importante…
Non compiere sforzi eccessivi o pretendere troppo dal proprio corpo: l'intensità e la durata dell'esercizio fisico devono aumentare regolarmente, senza rischiare di rimanere senza fiato dopo pochi minuti. Durante l'allenamento, il respiro aumenta ed è più profondo, ma si deve essere sempre in grado di parlare con naturalezza e tranquillità.
Al termine dell'attività fisica, si dovrebbe recuperare il normale ritmo cardiaco e la respirazione entro 5-10 minuti; se così non avviene, significa che si è esagerato eccessivamente negli sforzi sostenuti.
Dopo l'allenamento…
È consigliabile svolgere per alcuni minuti una fase di defaticamento, camminare lentamente e fare allungamento muscolare, per consentire al proprio corpo di tornare gradualmente alle condizioni normali.
Per ottenere i massimi benefici…
È necessario praticare attività fisica per 30-60 minuti 4 volte alla settimana. Una volta raggiunti buoni risultati di forma fisica, è importante non smettere. Uno stile di vita attivo, tale da permettere di mantenere il proprio cuore sempre allenato e in forma, non si costruisce in poche settimane e neppure in alcuni mesi, ma deve essere continuativo nel tempo. Se si smette di praticare attività fisica, i benefici ottenuti vengono persi rapidamente.
Non è ancora possibile affermare con certezza che praticare attività fisica garantisca di vivere alcuni anni in più, ma è certo che consente di migliorare notevolmente la qualità della vita.
Alcuni consigli per chi non pratica regolarmente attività fisica
Anche chi non pratica regolarmente uno sport, può comunque dedicare almeno 30 minuti al giorno per svolgere un'attività fisica di bassa intensità.

Ecco alcuni suggerimenti:


•    fare le scale invece di usare l'ascensore. Si può incominciare con un piano, per poi gradualmente aumentarne il numero


•    parcheggiare alcuni isolati dall'ufficio e camminare per il resto della strada. Per chi usa i mezzi, scendere una o due fermate prima


•    spostarsi il più possibile in bicicletta o a piedi


•    invece di mangiare uno snack fuori pasto, fare un giro intorno all'isolato


•    se si ha un giardino, curarlo di persona ogni giorno


•    andare a ballare invece di rimanere in casa a vedere un film


•    fare una passeggiata dopo cena.
 

 

•    Il programma dell’attività fisica dovrebbe essere uguale per tutti?
Falso. Per alcuni può essere necessaria un’attività fisica intensa, non solo moderata. Per chi deve mantenere il peso ideale e prevenire il sovrappeso e l’obesità sono necessari 60 minuti di attività fisica da moderata a intensa tutti i giorni, associata al controllo delle calorie. Per chi deve perdere peso in età adulta sono necessari almeno 60-90 minuti al giorno di attività fisica da moderata a intensa, sempre associati al controllo delle calorie introdotte con il cibo. Chi ha avuto malattie cardiovascolari deve comunque fare attività fisica, ma dopo aver consultato il medico, cominciando con 30 minuti al giorno di camminata per almeno tre giorni alla settimana, per arrivare a 45 minuti di camminata a passo rapido per 5 giorni alla settimana.


•    Quale attività fisica fa bene?
L’ideale è l’attività fisica moderata e continua come: il ballo, il nuoto, la bicicletta, la camminata a passo veloce, la ginnastica in acqua.


•    Come si misura l’efficacia dell’attività fisica?
Ci si guarda con onestà allo specchio: chi fa un’attività quotidiana che richiede esercizio fisico come pulire la casa, giardinaggio, lavoro manuale, e si accorge di essere ancora sovrappeso o grasso, evidentemente può fare di più e meglio.


•    Quanta attività fisica dovrebbero fare i bambini?
I bambini e gli adolescenti dovrebbero fare almeno 60 minuti al giorno di attività fisica, preferibilmente tutti i giorni della settimana.
•    E le donne in gravidanza?
Se non hanno problemi ostetrici, dovrebbero fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica moderata almeno a giorni alterni, anche durante l’allattamento al seno.


•    L’attività fisica fa bene agli anziani?
Vero. Gli anziani dovrebbero fare attività fisica regolarmente per rallentare il normale declino fisico che si accompagna all’avanzare degli anni e ottenere tutti i benefici che l’attività fisica produce. Il movimento riduce: il rischio di andare incontro a malattie croniche, la pressione del sangue, il rischio di Ictus cerebrale, il rischio di Infarto, il diabete, il rischio del cancro del colon, l’osteoporosi.

ALCOOL E STRESS

IL VINO E I FENOLI CAUSE E SINTOMI DELLO STRESS STRESS E TROMBOSI

 

Vino rosso e birra hanno potere antiossidante benefico per le pareti delle arterie solo quando vengono assunti durante i pasti e in quantità moderate, massimo 2 bicchieri a pasto. Non tutti i tipi di alcool hanno azione protettiva nei confronti del sistema cardiovascolare: il vino rosso, grazie al contenuto di grandi quantità di fenoli, ha una migliore attività protettiva.
Viceversa, bisogna ricordare che il consumo eccessivo di alcolici pone a rischio di cirrosi epatica, di tumori al fegato e all'apparato digerente.

 

•    Quante calorie in una dose di alcool?
Birra                  144
Birra light           108
Vino bianco       100
Vino rosso        105
Vino dolce         141
Spumante            96
       
•    Cosa sono i fenoli?
I fenoli sono antiossidanti naturalmente presenti nei vegetali e nella frutta, nel the, nel caffè, nel vino e nell’olio d’oliva. In particolare sono presenti nelle bucce degli acini d’uva che poi vengono trasferiti alla bevanda finita.
 

 

•    Quali sono le cause più comuni di stress?
in famiglia: con il vostro compagno/compagna con i figli, con i genitori, i parenti, gli amici, i vicini di casa: non è sempre tutto facile. Avere un problema con alcuni può rovinare la vostra relazione con altri. Se siete arrabbiati con vostra moglie è più facile che vi arrabbiate anche con i vostri figli, o con chi vi ha rubato il parcheggio sotto l'ufficio
nel lavoro: può darsi che il lavoro di per sé sia causa di stress, oppure può darsi che il luogo dove lavorate sia quello in cui i sintomi del vostro stress affiorano. Parlatene con il vostro superiore, può darsi che possa aiutarvi, oppure parlatene con un collega o un amico.
la salute: se è stata diagnosticata una malattia a voi, o a una persona che vi è cara, questo potrebbe generare stress. Se vi pare troppo, chiedete consiglio al vostro medico.
i fatti della vita: trasloco, nascita di un figlio, un figlio che va a vivere da solo, vecchi genitori che vengono a vivere con voi, cambio di professione, divorzio, lutto o perdita. La nostra reazione dipende da quanto dura nel tempo la situazione stressante e da come reagiamo. Se più eventi si verificano contemporaneamente, lo stress può aumentare oltre il tollerabile.
i problemi finanziari: debiti, difficoltà nel pagare i conti: meglio affrontare il problema prima chiedendo suggerimenti a persone di fiducia piuttosto che trovarsi sommersi da debiti e impegni ingestibili più avanti.

•    Conoscere i sintomi e segni di “stress negativo”
sudorazione eccessiva
il cuore batte in gola
bisogno di andare in bagno più spesso del normale
mal di stomaco
bocca asciutta
senso di spossatezza
dolori diffusi
mal di testa
forte desiderio di fumare o di bere
eccessivo impegno nel lavoro fino a sfinirsi
nessuno spazio per hobbies
irritabilità
sensazione di non farcela
perdita di interesse per il cibo, per il divertimento, per l'attività sessuale
voracità per il cibo o perdita dell'appetito
perdita del senso dell'umorismo
perdita di interesse per il proprio aspetto fisico
perdita di interesse per il resto del mondo
sensazione che nulla sia importante
voglia di piangere
difficoltà a ricordarsi le cose e a concentrarsi
sensazione di mancanza di energia
disturbi del sonno, difficoltà nell'addormentarsi, risveglio troppo presto il mattino

 

Lo stress può causare Trombosi perché aumenta la tendenza del sangue a coagulare: aumento dei fattori procoagulanti, riduzione di calibro delle arterie e liberazione di ormoni che alzano la pressione del sangue. Un aumento della capacità del sangue di coagulare può formare un Trombo che chiude un'arteria e provoca una Trombosi. Ma non solo, lo sbilanciamento del sistema della coagulazione può accelerare la formazione di aterosclerosi e quindi la Trombosi. Inoltre l'adrenalina, un ormone normalmente prodotto dalle ghiandole surrenali in condizioni di veglia e in eccesso in situazioni di stress, può scatenare un'eccessiva coagulazione del sangue che porta la Trombosi.
La Trombosi coronarica è più probabile in persone che hanno problemi affettivi, depressione,
ansia, stanchezza e preoccupazione. In particolare individui con depressione hanno, rispetto al normale, piastrine più reattive, fibrinogeno e
D-dimero più elevato, espressione di un'attivazione del sistema della coagulazione del
sangue. Questo fenomeno è più accentuato in persone anziane o che hanno già sofferto di malattie vascolari, come Infarto e Ictus. 
Al contrario, un ambiente famigliare e sociale positivo e uno stato di serenità o di felicità si correlano con un minor grado di attivazione della coagulazione del sangue.

FATTORI DI RISCHIO

Rischi generici Rischi specifici

 

Le malattie da trombosi possono essere evitate in un caso su tre. Portare a conoscenza del maggior numero di persone possibile i fattori di rischio generici rappresenta già di per sé un forte meccanismo di prevenzione. Numerosi studi scientifici hanno infatti dimostrato come determinati stili di vita possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.

Quali sono i fattori di rischio generici?
Pressione del sangue alta
Uso di estrogeni (pillola anticoncezionale)
Aumento di lipidi (grassi) nel sangue
Eccesso di peso
Fumo di sigarette
Vita sedentaria
Consumo eccessivo di Alcool

 

 

Quali sono i fattori di rischio specifici?
Alterazioni quantitative delle proteine coinvolte nel processo della coagulazione
Per riconoscerli è molto importante effettuare regolarmente dei check up, in modo che il proprio medico possa identificare tempestivamente eventuali fattori di rischio e indicare una terapia o suggerimenti adeguati.
 

FASCE DEBOLI

Donne Bambini Una dieta d'argento dopo i sessant'anni

 

Le donne  credono che la minaccia più grave per loro sia il Tumore della mammella, e che le malattie vascolari da  siano un pericolo trascurabile e secondario. Le malattie da Trombosi colpiscono il doppio dei tumori, anche le donne. Ma possono essere evitate, almeno in un caso su tre: negli uomini e nelle donne.

RELAZIONI PERICOLOSE

La pillola anticoncezionale può provocare Trombosi?
Gli ormoni contenuti nella pillola provocano uno sbilanciamento nel sangue fra i fattori che lo mantengono liquido e i fattori che o fanno coagulare, rendendo il sangue più denso.

La pillola anticoncezionale salva la donna da gravidanze indesiderate, ma aumenta il rischio di malattie da Trombosi. Su 1000 donne che utilizzano la pillola contraccettiva cinque rischiano di avere una Trombosi: essa si può manifestare in qualunque distretto, più spesso venoso.

Inoltre sospendere la pillola può far aumentare il numero di interruzioni di gravidanze indesiderate: l'aborto è un fattore di rischio per Trombosi.
Questo non significa che le donne debbano avere paura della pillola, oggi il metodo anticoncezionale più sicuro, ma prima di utilizzare la pillola, è bene consultare il medico curante, che in base alla storia famigliare e ai fattori di rischio specifici della paziente potrà calcolare il rischio di Trombosi, chiedere accertamenti e prendere la decisione.


La menopausa
All’arrivo della menopausa gli ormoni cambiano e perdono la loro capacità di controllo su molti processi, tra cui la regolazione della pressione arteriosa. La menopausa inizia quando gli ormoni che regolano la fertilità della donna si riducono.
Molte donne utilizzano la terapia ormonale sostitutiva, preziosa nel ridurre le vampate e gli altri sintomi, spesso molto fastidiosi, che accompagnano la menopausa anche la HRT (terapia ormonale sostitutiva) contribuisce a innalzare i livelli di pressione del sangue.

Si è osservato che in coincidenza con la menopausa spesso la pressione del sangue aumenta. La pressione alta (ipertensione) irrigidisce le arterie, comprese quelle del cervello e le coronarie, danneggiando gli organi e favorendo il formarsi di Trombi. La pressione alta, se si protrae nel tempo, danneggia le arterie e provoca aterosclerosi, malattia degenerativa e subdola che spesso si manifesta con sintomi clamorosi come l’Ictus e l’Infarto.

Per chi soffre di ipertensione è consigliabile seguire un preciso stile di vita, basato su quattro semplici regole:

-mantenere il peso forma o cercare di ridurre il peso se eccessivo
-consumare cibi ricchi di fibra, frutta e verdura
-ridurre il consumo di sale (massimo un cucchiaio da the al giorno) e di cibi conservati
-fare attività fisica per almeno quaranta minuti al giorno e per almeno quattro volte alla settimana.

Se queste regole non bastano a ridurre la pressione del sangue, il medico prescriverà i farmaci adatti.

DONNE IN GRAVIDANZA

Gli ormoni della gravidanza rendono più morbide le pareti delle vene, che perdono elasticità e alterano l'equilibrio nel sangue fra i fattori pro e anti coagulanti nel sangue. Questo disordine può, in alcune donne che hanno una famigliarità per Trombosi o hanno un sistema della coagulazione già tendente a coagulare troppo, provocare una Trombosi, di solito nelle vene delle gambe, a volte in altri organi.


Una donna con Trombosi deve interrompere la gravidanza?
No, a meno che non sia a rischio la vita della paziente o del bambino. La Trombosi anche in gravidanza può essere curata, con farmaci che non oltrepassano la barriera placentare (Eparina) e non raggiungono il feto.


Una donna in terapia anticoagulante può cominciare una gravidanza?
I farmaci anticoagulanti orali (Sintrom e Coumadin) possono causare malformazioni nel feto, soprattutto in alcune fasi della gravidanza: è prudente che una donna in terapia anticoagulante abituale chieda consiglio al suo medico prima di avviare una gravidanza: di solito si sostituiscono i farmaci per bocca con farmaci sottocute (Eparina), che non oltrepassano la barriera placentare, non raggiungono il bambino, e non aumentano il rischio di emorragie nella madre.


La gravidanza provoca Trombosi?
Prima di iniziare una gravidanza, è buona regola verificare il proprio stato di salute con il medico curante, al quale spetta suggerire eventuali esami del sangue o strumentali. La gravidanza di per sé provoca una alterazione ormonale che manda in "confusione" il sistema della coagulazione del sangue: l'aumento del volume dell'addome comprime le vene che riportano sangue al cuore, provocando in alcuni casi la comparsa di vene varicose o dilatazioni del circolo venoso particolarmente appariscenti soprattutto nelle vene superficiali delle gambe. Le calze elastiche possono aiutare a prevenire questo fenomeno. Quando il sangue rallenta la velocità, il sistema della coagulazione può attivarsi e scatenare la formazione di un Trombo.


La gravidanza affatica il cuore?
Il cuore in una donna gravida funziona in condizioni delicate: l'anemia tipica della gravidanza, l'ostacolo del ritorno venoso al cuore e il sollevamento del diaframma causato dall'aumento di volume dell'addome possono disturbare un corretto funzionamento del cuore, che ha comunque una grande capacità di adattamento.


Che danni provoca il fumo in gravidanza?
Durante la gravidanza il sangue tende a coagulare più del normale: l'aggiunta del fumo moltiplica il rischio di Trombosi. L'ossido di carbonio ri¬duce la capacità del sangue materno di tra¬sportare ossigeno al feto e la nicotina può contribuire a causare vere e proprie Trombosi dell'arteria ombeli¬cale, impedendo un normale apporto di ossigeno e di sostanze nutritive al bambino.
I neonati di donne che hanno fumato in gra¬vidanza hanno un peso inferiore a quelli nati da donne non fumatrici (circa il 10% in meno), hanno un rischio di mortalità perina¬tale più alto e si ammalano più facilmente nei primi anni di vita.
 

 

"Ogni bambino nato nel nuovo millennio ha il diritto di vivere almeno fino a 65 anni senza soffrire di malattie cardiovascolari evitabili".
Dichiarazione di San Valentino, Bruxelles 14 febbraio 2000.

Il 14 febbraio 2000 a Bruxelles, nell'ambito della conferenza europea Winning Hearts, i rappresentanti delle associazioni di EHN hanno sottoscritto e condiviso un programma mirato alla salute cardiovascolare dei bambini, riassunto nella dichiarazione di San Valentino.

In tutto il mondo 22 milioni di bambini sotto i cinque anni sono obesi e molti altri sono in sovrappeso. La prevalenza dell'obesità precoce sta aumentando a ritmo allarmante non solo nei Paesi sviluppati, ma anche in quelli in via di sviluppo e l'Italia ricopre un primato negativo in Europa, con circa il 36% di bambini in sovrappeso e quasi il 12% obesi.

L'obesità è uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari ed è legata a cause genetiche e/o ambientali. Non a caso l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il modello di società moderna 'obesogenico', cioè favorente lo sviluppo dell'obesità soprattutto attraverso stili di vita sedentari, disponibilità e incentivo al consumo di cibi altamente calorici, scarso consumo di frutta e verdura.

Desta grande preoccupazione anche l'impatto che il marketing e la pubblicità di cibi ad alto contenuto di grassi, sali e zuccheri (snack, patatine, barrette di cioccolato, bevande zuccherate, ecc.) possono avere sulle abitudini alimentari di bambini e adolescenti.

Su questo aspetto si concentra il progetto "CHOB: Children, Obesity and avoidable chronic diseases (Bambini e Obesità)", promosso da EHN - European Heart Network e co-finanziato dalla Commissione Europea, svoltosi contemporaneamente in 20 Paesi europei e coordinato in Italia da ALT. È un progetto mirato a identificare e contrastare le cause ambientali dell'obesità infantile, epidemia dilagante che porterà in pochi anni i bambini sovrappeso o obesi a sviluppare precocemente malattie cardiovascolari gravi, come Aterosclerosi, Infarto, Ictus, Diabete, Ipertensione. L'obesità può essere contrastata solo se si interviene con efficacia sulle numerose cause che lo determinano i dati più recenti segnalano un'allarmante crescita di questo problema: ma l'obesità è un fattore di rischio modificabile.

Che cos’è l’obesità infantile?
È il risultato di un’alimentazione scorretta che introduce più calorie di quante il bambino è
in grado di bruciare.


Quali conseguenze?
L’obesità infantile può avere numerose conseguenze sulla salute del bambino, che si possono trascinare ed amplificare in età adulta. L’obesità infantile costituisce un importante fattore di rischio di mortalità nell’adulto: c’è una probabilità elevata che un bambino obeso divenga, negli anni, un adulto obeso.


Qual è il ruolo dei genitori?
I nostri bambini diventeranno uomini e donne sani se lo vorranno e se noi genitori, giorno per giorno, li educhiamo a vivere in modo corretto. Incoraggiamo i bambini a mangiare una varietà di alimenti sani e porzioni adeguate.


Di che cosa hanno bisogno i bambini?
Il corpo dei bambini è in rapida evoluzione e cresce ogni giorno: oltre a proteine, zuccheri
e grassi ha bisogno di quantità adeguate di calcio, potassio, sali minerali, magnesio,
fibre, vitamine. Un bambino di 2-3 anni ha bisogno di 1000 calorie al giorno, fino a
1400 se è un bambino attivo.


I bambini in sovrappeso hanno maggiori probabilità di soffrire di malattie cardiovascolari?
VERO. Anche nei bambini e negli adolescenti il sovrappeso è statisticamente legato all'ipertensione arteriosa e a un tasso eccessivo di colesterolo nel sangue, entrambi fattori di rischio di malattie cardiovascolari. Per stabilire se un bambino è sovrappeso e bene consultare il pediatra, che potrà verificare l'eventuale sovrappeso con i metodi e le tabelle altezza/peso più aggiornate.


Gli spuntini sono dannosi nella corretta alimentazione dei bambini.
FALSO. Sono un modo naturale per integrare l'apporto calorico quotidiano quando tanta energia viene spesa nell'attività sportiva, nel gioco o semplicemente nel processo di crescita. L'importante è che siano spuntini sani. A questo proposito sono consigliati frutta, verdura, dolci di riso, pane con un sottile strato di miele o marmellata, formaggi a basso contenuto di grassi, yogurt magro con frutta.

 

Alimentazione sana e attività fisica: sono le due regole d'oro che consentono di mantenersi in forma anche quando i capelli iniziano a diventare bianchi. Solitamente ci si preoccupa degli eccessi alimentari e del sovrappeso. Infatti l'obesità si associa con grande frequenza alle malattie da trombosi, principale causa di morte al di sopra dei 45 anni.

Un problema opposto, spesso sottovalutato ma altrettanto grave, è quello della malnutrizione, cioè un'alimentazione incompleta, scadente e discontinua. Numerose ricerche hanno consentito di rilevare che negli individui anziani un peso inferiore alla norma costituisce un fattore di rischio di morte più importante dell'obesità. La percentuale di ultrasessantenni con problemi di malnutrizione è molto elevata ed è calcolata intorno al 25-30%.

Le cause di malnutrizione possono essere assai diverse. Vi sono fattori pratici come la difficoltà di movimento o la debolezza; malattie croniche che costringono a seguire regimi alimentari molto rigidi e monotoni; fattori psicologici come la depressione, dovuta, in particolar modo, alla solitudine. Si calcola infatti che gli ultrasessantenni che vivono in famiglia abbiano un apporto calorico superiore del 10-20% rispetto a chi vive solo.

Tra le principali carenze alimentari nelle persone anziane frequentemente vengono riscontrati:
-deficit di vitamine, soprattutto del gruppo B (contenute nei cereali interi, nel fegato, nei legumi, nella frutta, nel tuorlo d'uovo)
-deficit di alcuni sali minerali come ferro, zinco, calcio, potassio, magnesio.

Il fabbisogno di queste sostanze varia anche in base al tipo di farmaci assunto: chi fa uso di diuretici, per esempio, deve seguire una dieta ricca di potassio; chi utilizza antibiotici dovrà compensare con una maggiore quantità di vitamine.

Il fabbisogno calorico diminuisce con l'età, ma non esistono cibi proibiti per chi non ha particolari problemi di salute. Un menu variato stimola l'appetito e assaggiare piatti nuovi costituisce sempre un divertimento: frutta e verdura fresca, pane e cereali, pesce, pollame, carne magra, latte e latticini sono gli ingredienti base che non dovrebbero mai mancare nella dieta d'argento.